Lo abbiamo fatto dopo sei ore di richieste rimaste senza risposta su come l’Esecutivo intenda procedere dopo i rilievi di incostituzionalità del Capo dello Stato. Un gesto per denunciare un modo di legiferare che svuota il Parlamento e impone dall’alto decisioni già chiuse.


Il cosiddetto decreto sicurezza va esattamente in questa direzione: fiducia, tempi blindati, confronto ridotto al minimo. E dentro, norme discutibili e pericolose, come quelle sui compensi agli avvocati per favorire i rimpatri, che rischiano di ridurli a meri esecutori del Governo, in contrasto con il diritto costituzionale alla difesa.


Mentre si comprimono diritti fondamentali – dalla difesa alla libertà di manifestare – si mortifica anche il ruolo del Parlamento.


Per questo abbiamo occupato quei banchi: per ribadire che la democrazia non è un ostacolo e non può essere trattata come tale.


La sicurezza non si costruisce limitando i diritti, silenziando il confronto o compromettendo gli equilibri istituzionali.

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