Ho scattato questa foto dalla spiaggia di Al Arish: a pochi km, oltre quel mare, c’è Gaza — devastata, soffocata dal silenzio del mondo.

Lì, proprio oltre quell’orizzonte, gli ospedali di Gaza stanno diventando fosse comuni che seppelliscono il diritto internazionale.

È anche questo che ci hanno raccontato ieri i profughi e i rappresentanti degli organismi gazawi: una frase che descrive l’apocalisse che stanno vivendo i palestinesi, più di tanti dati — che pure restano significativi, come quello dei 59 bambini morti di fame negli ultimi 70 giorni, da quando Netanyahu ha imposto il blocco totale degli aiuti.

Ma è anche un fortissimo atto d’accusa nei confronti dell’Europa, che rimane a guardare l’orrore.

"Che cosa deve ancora succedere perché l’Europa si muova?" — ci hanno chiesto in tanti.

Questo accade mentre Israele oggi ha ancora alzato il tiro, annunciando in queste ore nuovi, più pesanti bombardamenti.

E sono stati lanciati volantini dagli aerei che invitano la popolazione gazawi a lasciare le proprie case.

Proprio oggi la situazione di Gaza sta ulteriormente peggiorando, e non possiamo più stare a guardare.

Abbiamo mandato un appello a Meloni e Tajani perché agiscano ora, con ogni mezzo disponibile, e contattino i loro omologhi israeliani per scongiurare questo ennesimo sfollamento forzato della popolazione e ulteriori crimini di guerra.

Gli aiuti umanitari devono entrare adesso, senza ulteriori ritardi e senza condizioni.

Non c’è più tempo per appelli diplomatici che restano inascoltati.

La nostra delegazione è a pochi chilometri dal valico di Rafah. Siamo pronti a scortare gli aiuti umanitari con la nostra presenza.

Ogni minuto perso è una vita in meno.


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