Dall’uccisione del capotreno Ambrosio a Bologna alle aggressioni di questi giorni, fino al ferimento grave di un ragazzo di 15 anni: episodi diversi, ma lo stesso contesto di insicurezza diffusa. Non sono casi isolati.
Nonostante la propaganda, i decreti del governo non hanno reso più sicure le nostre città, lo confermato i dati. Al contrario, lo Stato arretra e scarica su Comuni e territori responsabilità che dovrebbero essere nazionali.
I numeri parlano chiaro: reati in aumento, forze dell’ordine sotto organico di circa 20.000 unità, povertà minorile al 26,7%, investimenti nel welfare e nel contrasto al disagio psico sociale ben al di sotto della media europea.
La sicurezza non si costruisce inventando nuovi reati o riempiendo le carceri minorili.
Si costruisce con conoscenza della realtà’, prevenzione, servizi, presenza dello Stato e di personale di sicurezza, politiche sociali e investimenti seri.
