Oggi eravamo in piazza davanti a Palazzo Madama con le reti femministe e transfemministe, a difendere la legge sul consenso.

Poco dopo in Commissione Giustizia al Senato la destra ha votato il nuovo testo base Bongiorno, che svuota la legge sul consenso e la riscrive attorno alla dimostrazione del dissenso.

Un arretramento grave, che colpisce direttamente chi subisce violenza.

Cosi’ Meloni ha tradito il patto con Schlein: la prima Presidente del consiglio donna non ha mantenuto la parola data alle donne.

Trasformare il consenso in una prova di resistenza significa riportare al centro una logica pericolosa: se non ti sei opposta “abbastanza”, allora il tuo corpo era disponibile.

È questa l’idea che vogliono rimettere in circolo.

Ma la violenza sessuale non è un fraintendimento. Accade quando il consenso non c’è. Punto.

Il consenso non è silenzio e non è immobilità. È una volontà chiara, libera, presente. Tutto il resto è abuso.

Dopo aver riconosciuto il principio del consenso libero e attuale, questa riformulazione riporta alla solita narrazione patriarcale, utile solo a proteggere chi domina, non chi viene colpita.

Il testo approvato alla Camera era un punto di equilibrio avanzato. Stravolgerlo significa attaccare i diritti, le libertà e decenni di lotte. Significa tornare clamorosamente indietro rispetto ai pronunciamenti della Cassazione.

Significa ancora una volta lasciare le donne sole.

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